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23 ottobre 2008

Andate a lavorare, zio porco

Da Corpolibero, la matta.


L'ho guardata per dieci minuti. Dieci minuti di trasmissione di Santoro bastano per farmi essere sufficientemente triste. Santoro è l'antidoto contro la felicità, l'eccezione alla libertà di parola. Non è una trasmissione, quella, ma il delirio del pessimismo, dell'allarmismo, dell'abuso ipocrita del '
francamente io', dell'ironia che non fa ridere, del sorriso che invece è un ghigno, della falsità fatta persona. 
Dieci minuti di predica di 'fra Veltroni che non sa più che dire e di Santoro che gli dici no e lui conferma dicendo.... sì! li avrei pure affrontati. 
Ma le interviste... le manifestazioni in diretta...gli studenti inflanellati con la barbetta e lo sguardo serio che urlavano 'noi la crisi non la paghiamo!' e se ne stanno lì, a perdere tempo. A protestare contro i tagli che non sanno manco a chi, ognuno con il padre operaio ..., ognuno con un lavoro precario e sottopagato e duro e brutto e cattivo, ognuno triste, ognuno senza un futuro, ognuno che vuole sentirsi protagonista di un ri-'68, ma non lo dice, ognuno che parla a vuoto recitando slogan già sentiti millle volte. Ognuno che difende la scuola pubblica come manco sua madre. 
Io vi vedo, bivaccare, sporcare, pisciare sulla  bellezza dei portici di Bologna, sputare sul prestigio dell'Università, sul rispetto per la persona, vi vedo calpestare la vostra stessa dignità. Vi vedo ciechi davanti agli sperperi di chi, Manifesto alla mano, vi incita a ribellarvi e usa le vostre tasse per i propri interessi, che sai quanto gliene frega dei vostri genitori operai, che sai quanto prende al mese? Chiediglielo. Vi vedo vuoti e privi di fantasia. Intellettualmente caproni.
E francamente, fossi in voi, andrei a cagare, stupidenti che non siete altro.  

11 febbraio 2008

No problem

L'altra settimana.
Ceneri.
Giornate di digiuno.

Cazzo mangi?
Nel mio frigo cosa c'è secondo te?
Salame industriale, mozzarella scaduta, pomodori verdi, polenta istantanea fatta 2 settimane fa e pancetta a cubetti.

Mh.
Vado nel settore scatolame.
Ci trovo un vaso da mezzo chilo di fagioli borlotti.
Li mangio vè.
Tutti. Altrimenti cinghia.

Risultato.
Pancia gonfia. Movimenti intestinali che non ti dico.
In macchina il giorno dopo sembrava il primo dell'anno. Sparavo dei botti che non ti dico.

Pem! Pemmmm!
Prooooot.

Mi viene in mente di quella volta che tutto fiero stavo andando a prendere la mia exxxx morosa per andare al cinema.
Ero a bordo della mia exxxx Y10 nera.
Freddo boia. L'inverno più rigido degli ultimi cent'anni. Pioveva di brutto. Finestrini tappati. Aria condizionata a manetta. Differenza di temperatura tra interno ed esterno 40 gradi.
A un certo punto la tragedia. Pancia improvvisamente gonfia.
Comincio a sparare dei peti leggerissimi alzando leggermente la chiappa, poi cominciano dei botti terrificanti. Il tutto comunque con nonchalance, e annuso compiaciuto. Sembrava il carnevale di Venezia, l'odore che si era creato era invece simile alle fogne di calcutta.
Dicevo. Finestrini chiusi.

Senza accorgermi arrivo a casa della tizia. Lei è già lì col suo ombrellino di Hello Kitty Caga che mi aspetta.

Fuori la tregenda, dentro la macchina un caldo torrido e l'odore di una discarica marcia.
Lei sta per salire, tu improvvisamente consapevole del rischio, tenti l'ultima mossa.
- Aspetta! giro la macchina!
E tenti un inversione con un decimo di finestrino aperto,sperando che la clemenza divina faccia entrare un po' di aria buona per purificare l'aria immonda.

Lei sale, annusa e ti guarda con una faccia tra lo schifo e la compassione. Tu con la faccia da culo più grande della storia fai finta di nulla.

Lei continua a guardarti e ti dice:
- vuoi andare in bagno a casa mia?
Tu, che mai sei stato a casa sua, all'inizio dici di no ma poi i dolori sono talmente forti che accetti, anche perchè di farla nei cessi alla turca del cinema non se ne parla nemmeno.

Entri in casa e saluti.

Ci sono nell'ordine papà, mamma, zio, zia, nonna e cane seduti sul divano in un silenzio agghiacciante.
Ti fiondi in bagno che si trova a un centimetro dal divano, diviso solamente da una parete in cartongesso.

Pensi: ma perchè cazzo non parlano, non accendomno la tivù, non battono le mani, perchè minchia il cane non abbaia? perchè porcaputtana?

Ti siedi nella tazza e piangi, sottovoce, perchè c'è talmente silenzio che potrebbero sentirti.
Un rivolo di sudore ghiacciato ti scende dalla fronte, il tutto facendo uno sforzo immane con i muscoli del culo per trattenere la vergogna.

Non puoi farla. Potresti produrre dei suoni che dopo è meglio se stai chiuso nel bagno tutta la vita.

Esci senza avere prodotto nulla, la testa imperlata di sudore per lo sforzo immane, e saluti sconsolato e tra atroci dolori ti avvi all'uscita.

Il padre si alza, ti stringe la mano e ti dice:
- piacere di averti conosciuto!
e ti da una gran pacca sulla spalla.

Quella pacca sulla spalla ti fa sussultare tutto ed è l'inizio della tua fine.

Pem! Pemmmm!
Prooooot.

Fu l'ultima volta che vidi quell'allegra famigliuola.


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permalink | inviato da Mora76 il 11/2/2008 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa

28 agosto 2007

La (s)coppia

Ecco. Ti capita di andare alla festa di benvenuto di Alessia, la bimba appena nata di due cari amici. L'ambiente è festoso ma soprattutto familiare. C'è la porchetta, il prosciutto cotto nella brace, le verdure grigliate, l'aperòl, la birra, l'absolute e la gnocca.
C'è la musica, si gioca, si scherza, si ride, c'è l'udinese che pareggia al 92esimo contro quella squadra della minchia che nel campionato italiano di calcio schiera 11 stranieri.

Tutti contenti, sbronzi ma felici ed emozionati.

Vedi?
L'amore produce amore.
Credo che in una coppia, il collante e il segreto di per stare insieme felici il più possibile sia la comunicazione.
E loro, i miei cari amici, comunicano tanto.
Una comunicazione fatta di mille cose. Parole, gesti, comportamenti, rutti e bestemmie, buon senso e un pizzico di sopportazione.

Cosa ci vuole anche per me? Basta trovare la tizia giusta e il gioco è fatto. La comunicazione perfetta è una conseguenza.
Sarei felice per l'eternità.

Facile.
Facile un cazzo.

Comunicare è la cosa più difficile al mondo. Potete vederlo voi stessi osservando le coppie in certe situazioni.

Tipo.
La coppia al ristorante.
Li vedi da lontano, i due sfigati, in un tavolo all'angolo.
Si guardano in giro, hanno le mani incrociate, ogni tanto incrociano lo sgurado e abbozzano un sorriso di circostanza.
La caratteristica è che non parlano per tutta la cena. Cercano disperatamente un argomento da intavolare ma le uniche cose che dicono sono delle ovvietà racappriccianti:

hai visto che bei quadri hanno appeso ai muri? Hai visto che in questo ristorante ci sono addirittura le finestre?

oppure dopo che uno dei due è stato al bagno

Minzega. Qualcuno ha cagato fuori dalla turca e non ha pulito. Che inciviltà.

Ma se non parlano tra loro nemmeno in una cornice elegante come un ristorante cosa minchia stanno a fare insieme? Su cosa è basato il loro rapporto?
Che la felicità si trovi nella mutanda di lui?
Sintomo di un rapporto quasi alla fine.

Oppure la coppia che si sposta in auto.
Sono lì mummificati che guardano avanti senza trovare lo straccio di un argomento.
L'unico scambiodi battute è questo:

Va bene la musica? ti piace Vasco rossi?

F
ine. Silenzio.
Sono lì che si spremono in quattro per intavolare il discorso, ma la tensione produce solamente alito marcio.
Hai una reset per caso?
Che tristezza.
Sintomo di un rapporto stanco, molto stanco.

Poi ci sono le coppie che comunicano tra di loro.
Eccome se comunicano.
Ma in maniera sbagliata.
Insulti e ripicche a ripetizione.
Ogni occasione è buona per litigare. Sono lì che s'incazzano tra di loro per un nonnulla. Una virgola non messa in un sms, un ritardo di 5 minuti, le unghie dei piedi troppo lunghe.
E via a giustificarsi anche quando non serve.
E nel giustificarsi si peggiora ancor di più la situazione perchè in realtà non ci si voleva giustificare così. Volevi dire colà.
Sintomo di un rapporto inesistente. Si sta assieme solo per sfogarsi con violenza. In questo caso non serve un compagno, ma è sufficiente un punchingball. Almeno con il punchingball quando hai finito, ti sei sfogato e stai bene.

Alcune delle mie storie sono andate proprio così. E inesorabilmente finivano.
Storie fatte anche di frasi finte:

Mi fai sentire in paradiso, sto da dio con te, con te provo delle emozioni mai sentite che mi sembra di stare con i santi.

E allora perchè minchia mi avete mollato?
Ste stronze.

Una volta una tizia definì la nostra storia così.
Io starei bene con te anche in una vasca di merda.
Sarà un caso, ma quella storia non è finita.

Essere associato alla merda e non a Dio o ai santi mi ha dato grandissima fiducia per il mio futuro.

Come dicevano i miei genitori in chiaro dialetto trevigiano destra livenza:
Par rivar in alto, se gà de magnar anca la merda.

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